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Anniversario della morte di Giuliano Mainini
Scritto da Administrator   
martedì 20 maggio 2008

 

Anniversario della morte di Giuliano Mainini

 

 

 

A un anno dalla sua morte, amiamo ricordare Giuliano:

persona davvero speciale, un grande amico, profondamente umile nella sua enorme grandezza.

Con la certezza che quanti l’hanno conosciuto sapranno far tesoro dei suoi insegnamenti.

 


 

Biografia Giuliano Mainini:

http://www.aquischienti.org/sito/index.php?option=com_content&task=view&id=60&Itemid=26

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 24 maggio 2008 )
 
Giuliano Mainini: "Mainini visto da Mainini".
Scritto da Luca Natali   
lunedì 21 maggio 2007

 Da: Mainini visto da Mainini, in “Rivista Ordine Architetti della Provincia di Macerata”, n. 2, 1989.

di Giuliano Mainini

            « […] Eri lineare e solare, eri un maestro del bulino, padrone di una tecnica raffinata e non comune. Il tuo animo poetico, francescano, sensibile alle piccole cose e ai grandi mutamenti in atto era stimolato da un paesaggio, da uno scorcio cittadino, da una vecchia costruzione, da un attrezzo agricolo, dal lavoro dei contadini, da un albero, da un pagliaio o da un bue e allora ovunque tu fossi, fermavi con la matita sul bordo di un giornale, su una busta piegata o su un foglietto che avevi in  tasca queste immagini con un semplice schizzo o con un verso - con l’intenzione di trasformarli poi in un quadro o in una lirica. Spesso ci riuscivi, altre volte no per mancanza di tempo, per impegni di lavoro. Infatti tu non vivevi di arte, spiritualmente sì, materialmente invece vivevi e mantenevi la famiglia con il tuo lavoro di geometra. Valutando la tua produzione artistica sembra impossibile che tu sia riuscito a fare tanto, rubando il tempo al sonno e un po’ anche a noi. Dopo cena e dopo la buona notte, noi figli andavamo a letto e iniziava per te il momento di maggiore concentrazione artistica, che coincideva con il silenzio della casa e tiravi avanti fino alle ore piccole, disegnando, scrivendo versi o incidendo col bulino o anche inchiostrando le lastre e stampando le acqueforti con il vecchio torchio […] ».


Questo quanto ebbe a scrivere quel "grande uomo" che fu Giuliano... scomparso il 21 maggio del 2007
a seguito di un male con il quale aveva combattuto con strenuo coraggio, come solo lui era capace di fare.
Non basterebbero mille parole per descrive quest'uomo, per descrivere la sua grande personalità...
...dolce e gentile, generoso, profondo conoscitore della montagna...
... profondamente umile nella sua enorme grandezza.



L'Aquis Chienti ama ricordare Giuliano e il padre Giuseppe,
nella speranza che dall'alto possano guidarla sulla giusta strada.

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 04 agosto 2015 )
 
Carmine Manzi: "Saggio critico su Giuseppe Mainini".
Scritto da Luca Natali   
domenica 04 marzo 2007

 Da: Saggio critico su Giuseppe Mainini, in «L’arte nelle Marche», n. 5, Macerata 1979, pp. 108-111. (ripreso da: «Uomini d’Arte e di Pensiero», vol. III, Collana 1974 Paestum)

                            di Carmine Manzi            

« […] Il suo curriculum è davvero sorprendente con la sua partecipazione ad oltre 150 Mostre ed Esposizioni, fra Provinciali, Regionali, Interregionali, Nazionali ed Internazionali: da ricordare anche la sua presenza alla XXIII Biennale di Venezia. Tra le varie tappe all’Estero: Bordeaux, Bruxelles, Los Angeles, Bogotà, Haiti, Cannes, Montevideo.           

Figurano le sue opere in collezioni pubbliche e private, riscontriamo la sua voce nel «Comanducci» come nel «Dizionario illustrato degli Incisori Italiani», ne «Gli incisori d’Italia» ed in varie Enciclopedie d’Arte, dove la sua personalità è messa in grande rilievo per il suo contributo di operosità superiore ad ogni apprezzamento.           

Luigi Servolini scrive di Mainini che “sa intagliare il legno, mordere con l’acquaforte la lastra e disegnare a matita grassa sulla pietra con una disinvoltura non comune”. Forse gli deriva la saggezza del mestiere, per cui riesce con la sua opera così a conquistare l’animo dell’osservatore, da quel suo innato senso d’amore per la semplicità di intendere le cose della vita e di comunicare poi – attraverso la materia – le sue impressioni. Nel susseguirsi di storie semplici, articolate sul sentimento spontaneo e primitivo, che non può essere dettato se non dalla bontà del suo cuore, è una conferma ed un superamento continuo di se stesso, ma anche la prova di un messaggio più alto di umanità attraverso la esaltazione e la interpretazione della sua terra e della sua gente.             

Remigio Strinati, ponendo in mostra un suo gusto tipico, che definisce il gusto del Mainini, afferma che “egli dissocia la sua veduta dall’obiettivo e la ripropone nel bianco-nero per impulsi assai meno epici e monumentali che non lirici, e unicamente da questi impulsi deduce le opportune selezioni, le modulazioni decorative, le bulinate costruttive senza petulanza che danno coerenza e carattere all’apparato percepibile dell’opera d’arte”.           

Le incisioni di Giuseppe Mainini (“La tavola dell’aratura, a colori, è degna di essere collocata agli Uffizi” scrive Bruno da Osimo) hanno tutte il linguaggio della chiarezza, del limpido che piace ed entusiasma, anche nel suo costrutto scarno, solo perché è espressione di nobiltà d’animo e di sentimento. Ed è quello che notano tutti i suoi critici, presi, ma non sorpresi, dal suo linguaggio emozionale profondo che si eleva al di sopra dei problemi della tecnica per portare a rivivere dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, cos’ come delle angustie che affliggono anche il suo animo così spesso, per uno sconosciuto palpito di luce e di bene, d’amore e di fratellanza che s’innalza dalle cose.             

[…] Premi e riconoscimenti sono venuti numerosi a premiare l’attività artistica di Giuseppe Mainini, che è Socio d’Onore di Accademie Italiane e Straniere. Medaglie d’Oro, medaglie d’argento, Coppe, Targhe, Trofei, ma l’elenco sarebbe lungo e toglierebbe spazio alle nostre considerazioni critiche che risulterebbero incomplete se non estese anche al campo della sua attività poetica.           

Sue liriche figurano in diverse Antologie e sono state pubblicate su riviste letterarie; non mancano i riconoscimenti anche in numerosi concorsi poetici. Egli canta – scrive Anna Lo Monaco Aprile – lo scandire inesorabile del tempo con versi che, nella loro voluta semplicità sillabica, hanno tutta la forza e la efficacia di una poesia permeata di filosofico afflato.           

Abilità ed efficacia anche nella sua poesia, nel trarre la sua ispirazione da moventi essenziali della nostra vita, non tanto a riproporre problemi ormai manierati dal tempo, ma per trarre insegnamenti da tutto quanto inconsciamente ci circonda, con visioni che sembrano statiche ed estatiche e che invece sono essenziali per la nostra esistenza.         

La poesia di Giuseppe Mainini è piena di sentimento più che essere ricca di immagini, un canto all’amore, con freschezza di slancio, nella bontà primigenia dell’espressione sentita e commossa del cuore.

Basta qualche esempio, dove il senso intimo è più completo e la personalità dell’Autore risalta più distinta; sono pagine di vita serena, nate dall’amore per la sua terra marchigiana, per la sua casa, da ripensamenti forse di giorni lontani d’infanzia, da fremiti di nostalgici abbandoni e talvolta di svanite speranze:

Amo la casa / dove sono nato, / balcone aperto / alla campagna / e al sole. / Amo l’Appennin / che si distende / dal Vettore al Ragnolo / in superba corona / all’orizzonte. / Amo le verdi / colline marchigiane / cosparse di paesi / sulle alture, / e dei giardini / il sottostante parco. / Amo questo scenario / pien d’incanto, / sorrida nel sereno / o triste appaia / se corrucciato il cielo. / Amo tanta bellezza / del Creato, / e pago io godo / del suo primo saluto / ogni mattina. //           

(La mia casa)

            

Il linguaggio poetico è semplice e genuino come quello di tante sue xilografie, di chi non ama l’artificio e si preoccupa soltanto di dare voce ad un suo intimo tormento più che investire la problematica dei suoi tempi. Ma è in questo afflato di semplicità e di purezza il Mainini migliore, forse quello di “Strade di campagna” e “Dalla Torre”, che sono due sue stupende litografie. Uno stesso mondo di gioia e di serenità, quasi verginale, almeno nella concezione del poeta; un mondo dove non è difficile cogliere ancora il palpito delle cose buone odoranti di spigo; un viaggio attraverso i sentieri inesplorati del sentimento e della fantasia, che è una gioia ed un vero piacere seguire, tra tanta cruda ed ossessionante realtà della vita:

Uomo / cieco tu sei / se non t’accorgi / del mal / che tutt’intorno / ti circonda, / ed anche pazzo / se vai avanti così. / Questa natura / tanto decantata / per te era vita, / ma, così ridotta / più tesori non ha, / dei suoi doni / più cari / l’hai privata, / cosa può darti più? / Se il tempo / tu fermar non puoi / rallenta almeno / la tua corsa / verso il peggio, / ritorna in te / se ti è caro / che ancor / regni la vita / sulla terra. //                                                                                      (Rallenta la tua corsa)


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